OMOSESSUALE

“Omosessuale” è l’unico termine “neutro”, non offensivo, col quale si possa attualmente designare una persona attratta da un individuo del suo stesso sesso.
Pur essendo il solo ad essere impiegato sulla stampa e in televisione, e nelle pubblicazioni scientifiche sul tema, questo termine (dal greco “òmoios”, uguale”, e “sexualis”: attinente al sesso) non è stato inventato da un medico, né da uno scienziato.
Lo si deve infatti al letterato tedesco di origine ungherese Karoly Maria Kertbeny, omosessuale militante, che lo coniò nel 1869, per protesta contro le leggi prussiane fortemente omofobiche, e per creare un’alternativa ai termini “sodomita” e “pederasta”, allora come oggi,assai offensivi, utilizzati per indicare gli omosessuali.
Più o meno nello stesso periodo era nato, con la stessa finalità, un altro neologismo: ”urningo”. L’aveva creato Karl Heinrich Ulrichs, anch’egli omosessuale, ispirandosi ad Afrodite Urania, indicata da Platone nel Simposio come protettrice degli amori omosessuali.
Fin verso la fine dell’800, “omosessuale” e “urningo” (o “uranista”) andarono a braccetto. In verità, si fecero la guerra: all’inizio uranista sembrò prevalere, ma nel 1887 a favore di “omosessuale” scese in campo un grosso calibro: lo psichiatra tedesco Richard Von Krafft-Ebing, che lo inserì nella sua celebre “Psychopathia sexualis”, decretandone l’ingresso nella scienza ufficiale.
Dal lato sbagliato, però: per la porta della patologia. 
A condannare il termine “urningo” fu comunque anche Sigmund Freud: la psicoanalisi, che nasceva proprio in quegli anni, sconfessava infatti l’idea di Ulrichs, secondo la quale “l’uranismo” ha una causa organica.