GAY

Gay viene dal provenzale “gai”, derivato dal latino “gaudium”: “che dà gioia”. La Gaia Scienza era, per i trovatori, la scienza dell’Amore. Passò del tempo, e l’aggettivo passò dalla Francia in Inghilterra, dove da “gai” divenne “gay”, nel senso di “depravato, dissoluto”.
Nell’ottocento, “gay-woman”: nel doppio senso di donnina allegra /depravata, era un modo meno cruento, e più ironico, di alludere a una puttana.
Solo più tardi, intorno al 1920, negli USA, la parola “gay” passò a designare un omosessuale maschio.
Anche se meno frequentemente di “omosessuale”, gay è l’unico termine che compaia a volte sui giornali. Magari quando serve una parola più breve per comporre un titolo.
Rispetto ad omosessuale, gay appartiene di più al linguaggio parlato. In più, è un termine “globalizzato”, e quindi chiaro a tutti, moderno, e soprattutto “politically correct”: non a caso, in un recente sondaggio è risultato in cime alla classifica delle preferenze fra i termini con cui un omosessuale definisce se stesso. Ulteriore diffusione, almeno in Italia, gay l’ha ricavata grazie alle popolarità derivatagli dalle polemiche – tipicamante nostrane – a proposito dei “gay-pride”.